Martedì, Dicembre 18, 2007

Forse ai tempi della Dc

Il Pd ha votato col centrodestra. Falomi (Uniti a Sinistra): “Siamo di fronte ad una totale mancanza di autonomia nei confronti della chiesa cattolica”. Vita (Pd): “Sono colpito e sconcertato”

E' stata bocciata, con 48 voti contrari e solo 11 favorevoli, la delibera di iniziativa popolare presentata in Consiglio comunale a Roma per l'istituzione dei registri delle unioni civili.
A votare contro è stato il Partito democratico insieme all'opposizione, lasciando così in minoranza i Socialisti e la Sinistra arcobaleno. Le proteste da parte dei tanti cittadini presenti in aula Giulio Cesare ha spinto il presidente del consiglio comunale Mirko Coratti a sospendere i lavori. A manifestare in piazza ci sono le bandiere del Partito socialista, dei Comunisti italiani, di Rifondazione comunista e di Sinistra democratica. Il Pd conferma il deficit di laicità ed il suo segretario e sindaco della Capitale, Walter Veltroni, assiste alla disfatta di una battaglia sulla quale si era detto d’accordo nel famoso discorso di Torino, cedendo all'ala cattolica del suo partito.

A questo punto c’è anche chi rimpiange la Dc, come il vice capogruppo di Rifondazione alla Camera, Antonello Falomi: “Guardando a quello che è successo al Consiglio comunale di Roma ed al Pd viene voglia di dire ‘Aridatece la Dc’. La Democrazia cristiana che pure aveva forti legami nella sua ispirazione cristiana con la chiesa cattolica era capace di un rapporto più dialettico con il Vaticano. Qui invece, nel caso del Pd, siamo di fronte ad una totale mancanza di autonomia nei confronti della chiesa cattolica”. “Mancanza di autonomia – conclude Falomi - che si è espressa con un odg inconsistente. La sconfitta del Pd e del suo cosiddetto tentativo di mediazione dimostra che non c’è spazio per chi pretende di stare in mezzo tra due opposizioni chiare e nette, la difesa della laicità dello stato da una parte e dall’altra la totale subordinazione alle posizioni integraliste”. Ma Falomi non è il solo a pensarla così, infatti, da sinistra, si leva un vero e proprio coro di dichiarazioni di sdegno. Vincenzo Vita, assessore alla provincia di Roma e leader della lista “La sinistra per Veltroni” ha detto di essere “rimasto colpito e sconcertato”. “Sulla delicata questione delle unioni civili si sta facendo una battaglia ideologica –continua - del tutto impropria, è un problema da deideologizzare. E’ ormai prassi di tanti paesi registrare dei dati di fatto che riguardano la convivenza. Nulla a che fare – conclude - con i legittimi sentimenti religiosi ed i giudizi soggettivi o anche di una grande comunità come quella ecclesiale, ma dobbiamo ribadire la laicità e l’autonomia delle istituzioni”. Angius, del Partito socialista afferma: "A Roma la bocciatura in Consiglio comunale dell'ordine del giorno sul registro delle Unioni civili rappresenta innanzitutto una sconfitta culturale e politica". “Siamo di fronte- conclude- all'ennesimo colpo alla liberta' delle persone, e alla messa in discussione della laicita' dello Stato".

Anche nel Pd c’è che non ha gradito il voto di ieri: "L'esito del dibattito comunale e' un passo indietro per la lotta dei diritti di liberta' delle persone che tutti dovrebbero smettere di utilizzare strumentalmente come un grimaldello per affermare l'identita' della propria parte dimenticando, troppo spesso, di difendere l'identita' delle persone". Lo ha dichiarato Enzo Foschi, consigliere della Regione Lazio del Pd

Senza attenuanti il giudizio di Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama: “E' una vergogna quanto accaduto ieri in Campidoglio sulle unioni civili. Il Vaticano e' pesantemente intervenuto e il Pd si e' piegato, mentre Veltroni ha addirittura scelto di non essere presente”. Per Giordano, segretario di Rifondazione, il Pd “sul tema della laicità è assolutamente inaffidabile” e per Bonelli, dei Verdi “siamo tornati ai tempi della Dc”.

Insomma stamani perfino Miriam Mafai titolava su “la Repubblica”: "Prima sconfitta per il Pd", osservando che “registri di questo tipo sono già stati istituiti a Padova, ad Ancona e in numerosi comuni d'Italia senza grandi polemiche. Ma a Roma no. La possibilità che anche nella Capitale venga istituito un analogo registro viene considerata, dal Vaticano, una offesa al carattere sacro della nostra città.

FRANCESCO MANCUSO - Rossodisera - 18/12/2007

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