Venerdì, Novembre 23, 2007

Calvi: ucciso da mafia ma solo indizi su imputati, dice Corte

ROMA (Reuters) - Il banchiere Roberto Calvi, coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano e trovato impiccato a un ponte di Londra nel 1982 con in tasca mattoni e denaro, fu ucciso per non aver rispettato impegni presi con gruppi criminali ma il coinvolgimento dei cinque imputati a giudizio non è provato e contro di loro ci sono solo prove indiziarie fornite da testi ormai deceduti, alcuni dei quali uccisi. 

Così la seconda Corte d'assise di Rebibbia, a Roma, presieduta da Lucio D'Andria, ha motivato la sentenza con la quale lo scorso 6 giugno 2007 ha assolto il finanziere Flavio Carboni, l'ex cassiere della mafia Pippo Calò, l'ex boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor, che aveva accompagnato Calvi a Londra per conto di Carboni.

Calvi, dicono le motivazioni "venne meno a impegni presi con gruppi criminali che gli avevano affidato le loro somme, rendendosi responsabile di investimenti sbagliati e gravi ammanchi: è ragionevole pensare questa abbia costituito valido motivo per far decidere ai vertici dell'organizzazione mafiosa l'eliminazione del banchiere", si legge nelle motivazioni.

Questa decisione, dicono i giudici, non mirava a riottenere quello che era stato investito malamente ma è stata presa per evitare che Calvi rimanendo in vita potesse continuare ad operare. Secondo i giudici, è più credibile che l'uccisione sia stata fatta per dare a Calvi una punizione ed evitare che rendesse pubblica la sua attività di riciclaggio e rivelasse i suoi rapporti con persone canale di collegamento con l'organizzazione criminale.

Secondo la corte le accuse formulate dal pm erano però solo indiziarie ed erano state formulate grazie a deposizioni di testi poi deceduti, alcuni uccisi, senza altri elementi di riscontro.

Il pubblico ministero Luca Tescaroli aveva chiesto quattro ergastoli e l'assoluzione per l'unica donna imputata, l'ex compagna di Carboni Manuela Kleinzig, richiesta accolta dalla corte con formula piena.

IL CASO

Calvi, soprannominato "banchiere di Dio" per i suoi stretti legami con il Vaticano, fu trovato impiccato a un'impalcatura sotto il ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982, con alcuni mattoni nelle tasche e 15.000 dollari addosso.

Inizialmente la morte era stata archiviata come suicidio dalla procura di Milano. Nel 1992, però, la Cassazione aveva deciso il trasferimento dell'inchiesta dal capoluogo lombardo a Roma, la cui procura era venuta in possesso di nuovi elementi per aprire una nuova indagine per omicidio volontario e premeditato.

Nel 1997 il gip del tribunale di Roma Mario Almerighi aveva emesso un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di omicidio a carico di Calò e Carboni come presunti mandanti del delitto Calvi.

L'ipotesi dell'accusa era che Calvi fosse stato ucciso da Cosa Nostra perché impossessatosi dei soldi del piduista Licio Gelli e dello stesso Calò.

Nel 1998 Otello Lupacchini, il gip del tribunale di Roma subentrato ad Almerighi, aveva ordinato una nuova perizia sulle cause della morte di Calvi. Era stata questa perizia a stabilire che l'ex presidente del banco Ambrosiano non si suicidò ma fu invece assassinato. Nel settembre del 2003 la polizia britannica aveva riaperto il caso.

mercoledì, 21 novembre 2007 6.09 135- Reuters

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