Offese alla religione, sequestrati due forum italiani
venerdì 17 novembre 2006
Firenze - "Il gruppo di discussione id158875 è stato sottoposto a sequestro preventivo con provvedimento n.10612/06rg.nr disposto dalla Procura della Repubblica di Catania". Questo il messaggio che da alcune ore accoglie gli utenti di due gruppi di discussione dei forum pubblicati da ADUC, l'Associazione dei consumatori e degli utenti. Non capita spesso che in Italia vengano posti sotto sequestro forum aperti a qualunque utente internet.
In particolare, conferma a Punto Informatico la Polizia Postale di Firenze, i cybercop hanno agito su richiesta della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, in quanto nei due gruppi di discussione sarebbero state presenti "offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone", reato previsto dall'articolo 403 del codice penale.
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La talpa del ministero
4/6/2007 (8:16) - IL CASO
Promesse e minacce di un ex direttore generale
di ANTONIO MASSARI - ROMA
Uomini del Vaticano, toghe di mezz’Italia, medici in vista: «Enzo» lo chiamavano in tanti. Per chiedere un aiuto, un'informazione riservata, un intervento. Un esempio? «Quando uno va a mangiare sì, quando uno mangia, si mangia una bella… pizza». «Ho capito – risponde Enzo -. Mi faccio sentire in settimana». Siamo nel 2006 e non si tratta di un’ordinazione in trattoria. Bensì del dialogo tra un importante uomo del Vaticano, monsignor Francesco Camaldo, e un pezzo da novanta del ministero della Giustizia, cioè Vincenzo Barbieri, all'epoca direttore generale dei magistrati, oggi procuratore capo ad Avezzano. La pizza? E' Massimo Pizza, che ha appena tirato in ballo monsignor Camaldo, indagato dal pm di Potenza Henry John Woodcock, in una strana storia di massoneria. Camaldo è preoccupato e Barbieri lo tranquillizza: «Finalmente vedo quel mio amico… e ti saprò dire insomma… e vediamo un po' che notizie riusciamo a sapere». Nel frattempo le indagini su Barbieri, indagato per peculato (utilizzo in proprio dell’auto di servizio) e falso ideologico, sono concluse. E non è esclusa la richiesta di rinvio a giudizioda parte del pm romano Angelantonio Racanelli. Nell'attesa, però, restano un paio di fatti.
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L'immunità sull'altare del peccato
di Slavoj Zizekimages
[Questo articolo è stato originariamente pubblicato su il manifesto del 7 settembre 2005 e rilanciato da Rekombinant. La traduzione è di Marina Impallomeni]
Sulla Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell'orfanotrofio Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le Organizzazioni non governative avevano cominciato a richiamare l'attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi verbali, fisici e sessuali su bambini. L'allora ministro del lavoro e del welfare, un membro dell'ex partito comunista che guidava la coalizione al governo, decise di bloccare gli interventi fornendo in seguito una spiegazione di deprimente sincerità: «Se avessi fatto qualcosa o avessi chiuso l'orfanotrofio, mi avrebbero crocifisso come il comunista cattivo che vuole sopprimere la Chiesa».
Alla fine sono stati raccolti elementi sufficienti per l'incriminazione, la polizia ha cominciato a indagare, e sulla stampa si sono moltiplicati gli articoli. Com'era prevedibile, secondo i rappresentanti della chiesa lo scandalo sarebbe scoppiato perché i «media anticattolici» cercavano una notizia negativa da pubblicare per compensare l'informazione favorevole alla chiesa negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II. Jelena Brajsa, la direttrice dell'orfanotrofio, per molto tempo ha continuato a sostenere che nell'orfanotrofio si erano verificate alcune «situazioni sessuali», ma che erano «normali», proprio come picchiare i «bambini indisciplinati» sarebbe «un normale elemento del processo educativo». La donna ha negato risolutamente che il suo staff avesse abusato sessualmente dei bambini. Protetta dalla Chiesa e dai responsabili della Caritas, ha assunto un atteggiamento tracotante e ha detto che «negli orfanotrofi cattolici lo stato non ha niente su cui indagare». A suo parere «le ispezioni negli orfanotrofi cattolici sono come la censura della messa da parte dei funzionari statali».
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Così sfuggì Eichmann, la verità dall'Argentina
Il fascicolo spostato dagli archivi giudiziari al Museo dell'Olocausto
Scoperto da una studentessa il passaporto con generalità false con cui il criminale nazista s'imbarcò per l'America Latina
NEW YORK- La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo. Dopo oltre mezzo secolo, nascosto fra milioni di documenti ingialliti dell’archivio giudiziario di Buenos Aires, è venuto alla luce il passaporto rilasciato dalla delegazione di Genova del Comitato Internazionale della Croce Rossa, che per quasi dieci anni ha permesso al criminale nazista Adolf Eichmann di sfuggire alla giustizia e di darsi un’identità falsa, imbarcandosi dall’Italia per l’Argentina. Ma con quali appoggi e con quali complicità? La scoperta del passaporto con generalità false usato da Eichmann - del quale già si sapeva ma che si presumeva distrutto – è dovuta alla perspicacia e al coraggio di una studentessa argentina, Maria Galvan dell’università San Martin.
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Ancora sull'Opus Dei segreta
Del libro di Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta (Bur 2006), ha già scritto su questo sito Teo Lorini. Ciò che segue non è una recensione, ma uno spoglio degli appunti che ho preso durante la lettura e una trascrizione di alcuni dei passi che mi hanno più colpito. Si tratta naturalmente di una selezione parziale e limitata, data la mole di informazioni contenute nel libro (di cui consiglio caldamente la lettura). Aggiungo soltanto che il lavoro di Pinotti si legge con estrema facilità e – almeno nel mio caso personale – spavento e costernazione.
Nonostante la pubblicità negativa durante il furoreggiare del Codice da Vinci, ad oggi in Italia dell'Opus Dei si è parlato e discusso molto poco, e le rare volte che l'argomento si è affacciato sulle pagine della stampa, si è preferito più che altro limitarsi agli aspetti più superficialmente sensazionalistici: il cilicio (da indossare almeno due ore al giorno), la disciplina (la frusta con cui i membri dell'Opera sono tenuti a flagellarsi settimanalmente) e, al limite, le "tute antimasturbazione". Eppure, terminando la lettura di Opus Dei segreta, l'impressione è che tali pratiche siano di gran lunga la cosa meno inquietante.
In questi anni, in cui fortissima si fa sentire l'ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato, credo sia fondamentale diffondere il più possibile – e in questo l'inchiesta di Pinotti può costituire un ottimo punto di partenza – la conoscenza delle realtà e delle strutture di potere che si muovono all'interno della gerarchia ecclesiastica e nel cuore del cattolicesimo laicale, determinandone gli orientamenti e influendo pesantemente sulla vita sociale e politica di tutti noi.
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Opus Dei segreta - Cilicio e alta finanza
"Che ci sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa": il distico di Metastasio cade in taglio per sintetizzare l'impressione di disorientamento che si prova ogni volta che l'Opus Dei viene menzionata nelle cronache. Avvolta in un aura di mistero, la controversa creatura del sacerdote filofranchista Josemaria Escrivá, è spesso citata con un sottinteso di allusioni allarmanti: dalla segretezza dei suoi membri, alle pratiche penitenziali dal vago sapore medioevale, alla sua presenza capillare e strategica negli ambienti della finanza, dell'industria, della ricerca scientifica, delle comunicazioni e della politica.
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Papa Ratzinger coinvolto nella copertura dei casi di pedofilia: tutti i particolari in un video sul web
Polemica Santoro-Rai: i dettagli sui preti pedofili sono già in rete
I dettagli svelati due settimane fa da Giuseppe Nicotri de l'Espresso in esclusiva a MyVideos
Roma, 21 mag. - I dettagli sulle coperture del Vaticano sugli abususi sessuali compiuti dai preti sui bambini, erano già stati pubblicati due settimane fa dalla Voce d'Italia. In un'intervista esclusiva rilasciata a MyVideos (www.myvideos.it) da Giuseppe Nicotri, un giornalista de l'Espresso che si ocupa da anni di indagini sulla pedofilia tra i religiosi cattolici, la Voce aveva svelato il coinvolgimento diretto del Papa (all'epoca prefetto per la Congregazione della Fede), rivelando come le autorità giudiziarie americane avessero dovuto rinunciare ad incriminarlo in seguito alla sua elezione al soglio di Pietro.
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