La Chiesa Cattolica cura l'omosessualita' come se fosse una malattia # parte 4/4
Ultima parte dell'inchiesta di Davide Varì pubblicata a dicembre 2007 dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.
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Oltre l'omosessualità" di Joseph Nicolosi è una raccolta di storie di vita. Otto storie di omosessuali corretti, riparati, e un'appendice finale sulle modalità della terapia. Tra loro Albert, un trentenne che «parla con tono leggermente effeminato e la nostalgia - sottolinea Nicolosi - di un bambino perduto». E in effetti il problema di Albert, racconta Nicolosi nel suo libro, è proprio il suo attaccamento al mondo perduto dell'infanzia. Di qui un'illustrazione delle caratteristiche ricorrenti nelle persone omosessuali: attrazione distaccata per il proprio corpo, prime esperienze sessuali con altri bambini, ipermasturbazione, - «gli omosessuali - spiega Nicolosi - si masturbano più spesso degli eterosessuali: è un tentativo di stabilire un contatto rituale con il pene» - e una figura materna opprimente. A quel punto l'obiettivo del dottor Nicolosi è quello di «sviluppare un senso più solido della mascolinità» di Albert. Come? Innanzi tutto affrancandosi dall'opprimente legame materno, coltivando amicizie maschili non sessuali e facendo lunghi giri in bicicletta. Lunghi giri in bicicletta, proprio così. Finalmente arrivano i primi progressi: Albert riesce a controllare la masturbazione, si distacca dalla madre, non salta addosso al suo amico e continua a girare in bici per il quartiere. «Le stanno succedendo proprio delle belle cose», confida il dottore ad Albert. Tre anni dopo Albert ha una voce sicura, ogni inflessione femminile è sparita, si è «staccato emotivamente dagli altri maschi e dalla mascolinità», e si è affrancato dal controllo materno: la colpa originaria, la causa della sua omosessualità; Albert si è anche fidanzato con una ragazza. Insomma è riparato. Ed è riparato perché «ha afferrato - commenta Nicolosi - il concetto del falso sé»: la falsa identità gay che l'esterno ti impone. «No, non sono gay», è l'ultimo commento di Albert prima di iniziare la sua nuova vita da eterosessuale.
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La Chiesa Cattolica cura l'omosessualita' come se fosse una malattia # parte 3/4
Terza parte dell'articolo di Davide Varì pubblicato a dicembre dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.
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Cantelmi cerca di adattare su di me, sul mio caso, le ragioni di quella terapia. Parla di traumi infantili che generano confusione in un mondo già pieno di contraddizioni e di liquidità nei rapporti interpersonali. Il tutto per spiegare che in un certo senso i comportamenti della persona omosessualità sono indotti da questa schizofrenia esterna. Non solo omosessuali però. Il professor Cantelmi è infatti convinto, e me lo spiega, che la nostra epoca è caratterizzata da una grossa compulsività sessuale: una dipendenza che colpisce migliaia di persone e tra questi tanti, tantissimi giovani. Mi parla di «relazioni malate con il sesso», di «perdita di controllo» e così via.
«E in tutto questo, l'omosessualità?», chiedo io.
«Beh, il mio studio è pieno. Abbiamo la fila. Ci sono centinaia di ragazzi che chiedono aiuto».
«Vede - dico cercando di stanarlo - io non so bene se sono omosessuale. Non capisco se sono vittima di una sorta di disagio psichico o se devo assecondare queste mie pulsioni».
«Non preoccuparti Davide - mi dice sereno e sorridente - dal tuo profilo mi sembra di poter parlare di una ansia generalizzata e di una leggera nevrosi che in qualche modo condiziona e devia le tue scelte sessuali. Ora faremo il test e avremo più elementi per poter scegliere la terapia migliore».
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La Chiesa Cattolica cura l'omosessualita' come se fosse una malattia # parte 2/4
Seconda parte dell'inchiesta di Davide Varì pubblicato a dicembre dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.
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Si sentiva parlare da tempo di questi taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa, e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi, presidente della Narth, National Association for Research and Therapy of Homosexuality. Uno psicologo clinico, questo Joseph Nicolosi, un "santone" che vanta ben 500 casi di «gay trattati» e curati - proprio così, «gay trattati» - e che ha tirato fuori dal cilindro della propria stregoneria psichiatrica la cosiddetta "terapia riparativa" il cui scopo dichiarato è quello di «ricondurre all'orientamento eterosessuale le persone omosessuali».
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La Chiesa Cattolica cura l'omosessualita' come se fosse una malattia # parte 1/4
Pubblichiamo in quattro parti l'articolo di Davide Varì diffuso dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.
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L'appuntamento è con Don Giacomo nella sede delle edizioni Paoline poco lontano dalla Garbatella, ex quartiere popolare di Roma. Un incontro per definire tempi e modi del mio ingresso in un gruppo terapeutico per guarire dall'omosessualità. Un appuntamento sudato: i sedicenti guaritori di gay, almeno in Italia, non vogliono troppa pubblicità. Per rintracciare quello italiano ho dovuto chiamare un gruppo omologo svizzero che mi ha girato la sede milanese di "Obiettivo Chaire", un'associazione ultracattolica che organizza, sì, incontri terapeutici, ma soltanto a Milano. Alla fine mi indicano Don Giacomo qui a Roma, un giovane prelato che, dicono loro, può aiutarmi. E ora, dopo quel lungo peregrinare, ci sono: finalmente sono di fronte allo studio di Don Giacomo. La prima tappa del mio percorso di "guarigione". Un percorso durato circa sei mesi nei quali mi sono ritrovato immerso in un mondo parallelo fatto di reticenze, mezze verità, ambiguità e strane alleanze tra ambienti del Vaticano e alcuni gruppi di psicologi guidati dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana.
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L'ordine degli psicologi sconfessa i guaritori dei gay
Lo psicologo “non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona”. Parola dell’Ordine nazionale degli psicologi che - codice deontologico alla mano - ha preso posizione sulle terapie di “cura dell’omosessualità”, di recente smascherate anche da un’inchiesta di Davide Varì su Liberazione.
Un comunicato netto e senza ombre, quello del presidente Giuseppe Luigi Palma, che fa chiarezza su una serie di comportamenti ambigui messi in campo da alcuni esperti e guaritori condizionati dalle proprie credenze religiose. Queste terapie sono respinte dalla comunità scientifica, ma spesso vengono praticate nell’ombra.
Ben venga dunque la denuncia e la presa di distanze da parte degli psicologi, per stigmatizzare chi si allontana dai princìpi della deontologia, nonostante le proteste del deputato Udc Luca Volontè. Adesso sarebbe bene che anche l’ordine dei medici seguisse la stessa strada.
“Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. È evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona”.
Dice "sono gay". Gli rispondono: la sua è una malattia leggera, possiamo curarla bene..."
Da "Liberazione" del 23 dicembre:
Il racconto di un cronista che ha frequentato per mesi un corso
organizzato da un gruppo ultracattolico
Gli ho detto: «Sono gay». Mi hanno risposto:
«La sua è una malattia leggera, possiamo curarla bene...»»
Davide Varì
L'appuntamento è con Don Giacomo nella sede delle edizioni Paoline
poco lontano dalla Garbatella, ex quartiere popolare di Roma. Un incontro
per definire tempi e modi del mio ingresso in un gruppo terapeutico per
guarire dall'omosessualità. Un appuntamento sudato: i sedicenti guaritori di
gay, almeno in Italia, non vogliono troppa pubblicità. Per rintracciare
quello italiano ho dovuto chiamare un gruppo omologo svizzero che mi ha
girato la sede milanese di "Obiettivo Chaire", un'associazione
ultracattolica che organizza, sì, incontri terapeutici, ma soltanto a
Milano.
Giornalista si finge gay con un prete. Per sei mesi viene mandato in "terapia cattolica"
Un cronista di "Liberazione" ha finto di essere omosessuale
e si è prestato alla "cura" di un gruppo ultracattolico
Giornalista si finge gay con un prete
Per sei mesi in "terapia cattolica"
Nell'articolo racconta la sua esperienza: "Una moda che spopola nel Nord America"
Il presidente Arcigay Mancuso: "Intervenga il ministero della Salute"
ROMA - Sei mesi in "terapia" in un gruppo ultracattolico per curare la sua omosessualità, attraverso un percorso iniziato con l'incontro con un sacerdote e poi con un luminare, Tonino Cantelmi (docente di psicologia all'Università Gregoriana), quindi un test di 600 domande e poi la "terapia riparativa". E' quanto racconta su Liberazione oggi in edicola Davide Varì, il giornalista che si è finto gay per sei mesi per conoscere, scrive nell'articolo, il circuito italiano di "taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi", uno psicologo clinico che "vanta ben 500 casi di 'gay trattati'".
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