Picciotti in sacrestia
Preti e mafia: un sodalizio antico, quello tra la Chiesa e la prima azienda italiana (è Confesercenti a dirlo) che continua tuttora, senza che in Vaticano si muova foglia. Chi tace acconsente?
U' parrino. In dialetto siculo, indica il padrino. Ma anche - e non è un caso - il prete. Non solo. La Chiesa non allude solo alla gerarchia vaticana e ai fedeli. "Chiesa" è anche l'espressione che i picciotti usano per indicare la famiglia mafiosa cui appartengono. Religione e mafia, un sodalizio che si manifesta anche nei rituali di affiliazione, quando per diventare a tutti gli effetti uomini d'onore si recita una formula giurando su un'immaginetta sacra. Non ultima, la famosa "bibbia di Provenzano" con il suo criptico codice, la cui decrittazione ha portato a numerosi recenti arresti.
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Ceruso: la zona grigia tra Chiesa e Mafia
Nel libro Le sagrestie di Cosa nostra. Inchiesta su preti e mafiosi lo scrittore palermitano descrive il filo rosso che lega la Chiesa all’organizzazione criminale, tra omertà e collusione
Frati con la lupara, sacerdoti che durante l’omelia sbeffeggiano i pentiti di mafia, alti prelati che negano l’esistenza di Cosa nostra o non vedono differenze tra una strage mafiosa e l’aborto. Cecità e omertà, quando non vera e propria collusione con la mafia, sembrano caratterizzare una parte del corpo ecclesiastico siciliano ancora oggi. A raccontarlo in un libro (Newton Compton, 9,70 euro) dal titolo Le sagrestie di Cosa nostra. Inchiesta su preti e mafiosi, non è un anticlericale sfegatato, bensì un credente cattolico, da anni studioso della criminalità mafiosa, Vincenzo Ceruso, laureato in filosofia, già ricercatore al Centro studi gesuita “Pedro Arrupe”, impegnato nel volontariato a Palermo.
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La zona grigia
Intervista a Vincenzo Ceruso. Nel libro Le sagrestie di Cosa nostra – Inchiesta su preti e mafiosi lo scrittore palermitano descrive il filo rosso che lega la Chiesa all’organizzazione criminale, tra omertà e collusione.
Frati con la lupara, sacerdoti che durante l’omelia sbeffeggiano i pentiti di mafia, alti prelati che negano l’esistenza di Cosa nostra o non vedono differenze tra una strage mafiosa e l’aborto.
Cecità e omertà, quando non vera e propria collusione con la mafia,
sembrano caratterizzare una parte del corpo ecclesiastico siciliano
ancora oggi. A raccontarlo in un libro (Newton Compton, 9,70 euro) dal
titolo Le sagrestie di Cosa nostra. Inchiesta su preti e mafiosi, non è un anticlericale sfegatato, bensì un credente cattolico, da anni studioso della criminalità mafiosa, Vincenzo Ceruso, laureato in filosofia, già ricercatore presso il Centro studi gesuita Pedro Arrupe, impegnato nel volontariato a Palermo.

