Opera Romana Pellegrinaggi e assunzioni di donne precarie e in nero
Come è noto per il Vaticano la donna serve, soprattutto, a procreare. Ma se lavora è meglio privarla dei diritti, costa meno. Sarà per questo che una sua azienda, l'ORP (Opera Romana Pellegrinaggi), che gestisce la linea capitolina dei bus turistici di "Roma Cristiana" preferisce tenere le hostess di bordo tutte rigorosamente precarie. Fino un anno fa, prima che le lavoratrici dei BUS 110 e Archebus, dell'azienda Trambus Open (la stessa che fornisce i bus anche alla ORP), iniziassero la loro lotta per la stabilizzazione e contro la discriminazione di genere (gli autisti maschi avevano un contratto di lavoro dipendente, le hostess un contratto a Partita IVA ed erano appaltate ad una cooperativa), le hostess dei BUS Roma Cristiana lavoravano tutte "stabilmente" in nero. Quando, nel giugno 2007, alle hostess di Trambus Open fu riconosciuto il diritto ad un contratto subordinato a tempo indeterminato, l'ORP sembrò volersi mettere parzialmente in regola assumendo le hostess tramite lavoro interinale (precarie ma almeno con una forma contrattuale prevista dall'ordinamento italiano).
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Doppia morale: mentre il Papa denuncia l'emergenza casa, il Vaticano riprende gli sfratti
34245. ROMA-ADISTA. Il papa bacchetta il sindaco di Roma Walter Veltroni perché nella capitale la povertà cresce a causa dell’aumento del costo della vita, in particolare i prezzi degli alloggi, proprio mentre Vaticano, congregazioni ed enti religiosi rimettono in moto le procedure – già avviate nello scorso mese di ottobre (v. Adista n. 79/07) – per sfrattare circa 200 famiglie, molte delle quali composte da anziani e disabili, che vivono in affitto in case di proprietà ecclesiastica.
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Scandali, affari e misteri - tutti i segreti dello Ior
L'Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro.
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale
LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.
La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.
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Svolta a destra per Famiglia Cristiana
Se proprio non sei di estrema destra e totalmente papalino, ti fanno fuori. Repubblica di sabato 19 gennaio ne ha data notizia con queste parole: “Acque agitate a Famiglia Cristiana, il più diffuso settimanale cattolico edito dalla SanPaolo. I vertici della congregazione paolina hanno sostituito il direttore del mensile Jesus, don Vincenzo Marras, considerato troppo progressista, e varato un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura delle redazioni locali (Roma, Venezia, Bologna e Torino) e il trasferimento di giornalisti e impiegati a Milano. I giornalisti hanno risposto votando all’unanimità un pacchetto di 20 giorni di sciopero. “Nessuna normalizzazione e nessun controllo politico”, risponde don Vito Fracchiol, amministratore delegato, “ma solo un piano per far fronte alle perdite e rilanciare l’azienda attraverso il digitale terrestre, ma senza tagliare posti di lavoro, utilizzando meglio tutte le risorse interne”. (o.l.r.) Don Franco Barbero - 22 gennaio 2008
Carità, l'altra faccia dell'obolo: così la Chiesa sostituisce lo Stato
Mezzo miliardo di euro, secondo fonti ecclesiastiche, viene speso in assistenza nel mondo
Un tacito patto: la mano pubblica smantella il Welfare, quella vaticana tappa le falle più evidenti
Il grande obolo di Stato alla chiesa cattolica, che ogni anno costa circa cinque miliardi di euro ai contribuenti, ha anche un volto e uno scopo nobili: la carità. Le fonti della Chiesa parlano di mezzo miliardo di euro speso dal Vaticano e dalle conferenze episcopali per opere di assistenza in tutto il mondo. La quota più consistente arriva dalla Cei, la conferenza episcopale italiana, che destina il 20 per cento del miliardo ricevuto con l'"otto per mille", oltre 200 milioni di euro, in assistenza e carità: 115 milioni in Italia e 85 milioni nelle missioni all'estero. Ma il flusso di carità della Chiesa avviene anche attraverso altri canali, come la Caritas internazionale, il fondo papale della Cor Unum, le associazioni di volontariato e perfino la banca vaticana, lo Ior, e la prelatura dell'Opus Dei, più note per attività meno benigne.
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Il monologo di Daniele Luttazzi censurato da La7
Qualcuno mi ha chiesto: Daniele, perché ce l’hai con la religione? Perché mi sono convinto che le religioni sono pericolose. Operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi. Gli esempi in questo senso sono sempre all’ordine del giorno (staminali, pacs, eutanasia) e ormai insopportabili... Ricorderete come la Chiesa si sia opposta alla ricerca sulle staminali degli embrioni perché "l’embrione è uno di noi, è già persona".
Canzoni durante la messa e SIAE. I diritti d'autore domenicali
I prelati disobbediscono a Papa Ratzinger. Nella Capitale niente messa in latino
Non è tutto oro quel che luccica. Anche all’interno del Vaticano. E se Papa Ratzinger sembra potere contare su una classe politica pressochè genuflessa, a destra come a sinistra, non così si può dire dei suoi parroci romani. Che, come riferisce una fonte dell’Opus Dei a “L’opinione”, “appena escono di cinquanta metri dalle mura Leonine fanno come vogliono”. Prendiamo la famosa messa in latino: quasi nessuno vuole sentirne parlare. E i parroci dicono di no anche ai fedeli che espressamente chiedono questo rito, ovviamente depurato dall' allusione ai “perfidi giudii” e in generale all’accusa di deicidio rivolta agli ebrei. Capita sempre più spesso proprio ai matrimoni o ai funerali di ottenere rifiuti in materia di latino e dintorni. E le cerimonie sacre sempre più spesso si trasformano in ring di polemiche tra il macabro e il grottesco tra i parenti del de cuius e i preti. Che non transigono, per motivi molto più banali, anche sulla scelta dei canti per la liturgia. Sempre più difficile farsi suonare Bach o Brahms. La pretesa è quella di andare avanti con i motivetti tipo “..resta con noi signore Alleluja..” o “..a te signore leviamo i cuori a te signore noi li doniam..”.
Motivetti che vengono preferiti a Bach e Bramhs per due semplicissimi motivi: il primo è perché tra i preti romani è fortissima la lobby della “messa beat”, essendo tutti, o quasi, catto comunisti e post conciliari (e infatti il Concilio Vaticano II sta ai sacerdoti come il ’68 sta ai laici, ndr); il secondo è perché su quegli insulsi motivetti c’è chi ci becca fior di soldi di diritti d’autore. Con tanto di registrazione alla Siae. E si tratta di preti o monsignori, come monsignor Frosina della Chiesa degli artisti di piazza del Popolo. Che è l’autore delle “canzonette da chiesa” più note.

